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Il mago del Cremlino… e della scrittura? Una recensione del film in uscita in Italia tratto dal libro di Giuliano da Empoli.


Il film “Il mago del Cremlino”, da un punto di vista cinematografico, mi è piaciuto.
Tuttavia, emerge una grande ipocrisia che non aveva spazio a questo livello nel libro, se la mia memoria intuitiva non mi inganna.
Vi si vedono Berezovskij, Gussinsky o Khodorkovskij quasi apparire come “apostoli della libertà”, mentre un “Giulianov da Empolov” avrebbe potuto scrivere di loro:
“i predatori del caos”.
È insopportabile, anche per rispetto delle vittime e per noi stessi, cercare di farci credere che gli attentati ceceni siano stati organizzati dai russi, o che i cecchini di Maidan nel 2014 fossero voluti dai russi: è decisamente il bue che dice cornuto all’asino.
Alla fine del film, un fasullo colpo di scena, probabilmente ispirato da Emmanuel Carrère (e dai suoi conti da regolare), perché, per quanto ne so, il protagonista è ancora vivo e vegeto e continua a diffondere idee ben più estreme di quelle del presidente russo, come ancora recentemente su L’Express in Francia (19.03.2025).
Infine, diciamolo: molti elementi ci illuminano positivamente sulle convinzioni intime di Putin di servire il suo Paese, non senza errori, ma con la costante volontà di evitare un saccheggio programmato e orchestrato dagli Stati Uniti dalla caduta del Muro, ormai con la complicità cieca — se non addirittura suicida — degli europei.
Per il resto, un viaggio nella Russia degli ultimi trent’anni, siamo davvero nel pieno degli anni ’90, il rapporto con il denaro e le sue differenze tra russi e occidentali ben percepite, una Ksenia « icona » (complimenti a chi la veste).
Davvero un libro e un film sorprendente per chi, come Giuliano da Empoli, ha viaggiato così poco in Russia… un mago della scrittura.

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